venerdì 9 Dicembre 2022

Statue antiche a colori, al museo archeologico di Napoli nuovo progetto per conservare policromia originale

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Solo in apperenza bianche, le sculture antiche spesso nascondono tracce della policromia originaria. Un fatto ormai noto, ma ovviamente ancora lontano dalla percezione generale, legata indissolubilmente al candore dei marmi come li conosciamo attualmente, o all’uniformità dei bronzi.  “MANN in colours” è invece un progetto in corso da anni per lo studio e la valorizzazione di queste opere, con fulcro ovviamente il Museo archeologico nazionale di Napoli. Ora il percorso di conservazione e tutela delle tracce policrome, si arricchisce – raccontano i responsabili del museo – di  ECOValors (Ecosustainaible project for Conservation and Valorization of color traces on Marble sculptures), una collaborazione di due anni tra il MANN  ed il dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Se, dal passato, affiorano più colori di quanti potevamo immaginarci, il futuro non potrà prescindere dal ‘verde’. Ed è molto significativo che il progetto satellite ECOValors con l’Università Tor Vergata, utilizzi per la sua ricerca  quella che oggi viene definita Green Chemistry.  Lavorare su conservazione e sostenibilità, indagare temi come qualità dell’aria e agenti inquinanti in relazione al nostro patrimonio, è una sfida più che mai attuale e necessaria“, afferma il direttore del museo, Paolo Giulierini. Per il rettore dell’università “Tor Vergata”, Orazio Schillaci, “i risultati di questo lavoro sono evidenti e si devono, innanzitutto, al taglio multidisciplinare dell’approccio scelto. La cultura, non solo scientifica, sarà la chiave di volta per ripartire e costruire il futuro con fiducia. Ricerca, didattica e terza missione saranno termini fondamentali in questo percorso“.

Il lavoro è coordinato da Cristiana Barandoni (ideatore e responsabile scientifico del progetto “MANN in Colours”) ed Andrea Rossi (responsabile delle indagini diagnostiche del programma): hanno esaminato finora una ventina di statue , conservate nella collezione Farnese e negli immensi depositi del museo.

“Sul tronco della celebre Venere in Bikini, ad esempio – afferma Cristiana Barandoni – sono stati recuperati numerosi pigmenti in verde; si è compreso, ancora, che la veste della dea era originariamente abbellita con lacca di garanza e blu egizio, connotando la tipologia iconografica di Afrodite con sandalo. Numerose tracce d’oro sul mantello rimarcano quanto sontuosa dovesse apparire agli occhi degli antichi questa piccola statuetta. A questo si aggiunge  che fu usata biacca (bianco di piombo) per uniformare la pelle della Venere (lo stesso dicasi per l’Erote ai suoi piedi), in modo da creare uno strato omogeneo per l’applicazione successiva dei colori“.

Venere in bikini, MANN, tracce di pigmenti

Secondo quanto comunicato dal MANN, inoltre, “sorprese “in gradazione” sono emerse dalla Venere Marina: la statua è stata irradiata con luce ultravioletta e la fluorescenza rosata, che ne deriva, è segno inequivocabile dell’antico utilizzo di lacca di Robbia; inoltre, la VIL (luminescenza visibile indotta) ha permesso di riscontrare tracce di blu egizio. Anche la Figura Dionisiaca della Collezione Farnese ha dato risultati sorprendenti, evidenziando l’uso di blu egizio, terra rossa e miscela con ocra gialla“.

 

In particolare il comunicato del museo spiega che gli interventi sono descrivibili in cinque fasi, che vi riportiamo citando:

 

  1. Diagnostica con tecniche fisiche non invasive, in alta definizione, per il riconoscimento delle tracce di colore nelle statue (le attività saranno condotte dallo staff di ricerca di “MANN in colours”);
  2. Monitoraggio del microclima nell’ambiente museale dove le opere scultoree sono conservate e campionamento di agenti gassosi, polveri sottili ed agenti biodeteriogeni: questi due step di ricerca saranno effettuati in collaborazione con il prof. Ivo Allegrini (Envint srl) ed il Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia;
  3. Studio delle velocità di deposizione di agenti chimici inquinanti (ambienti museali indoor), responsabili dei processi di danneggiamento delle superfici di interesse archeologico;
  4. Caratterizzazione molecolare, necessaria a stabilire la composizione chimica dei pigmenti;
  5. Sperimentazione e validazione delle policromie da conservare a lungo termine, mediante Nanomateriali eco-sostenibili, compatibili con i supporti e altamente selettivi nel riconoscimento (a livello molecolare). Questo momento della ricerca è realizzato in rete con Carlo Bugli srl. 

 

 

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