domenica 22 Maggio 2022

Archeologia preventiva a rischio in Italia per emendamento suicida: l’allarme delle consulte universitarie (FCdA) e Associazioni del Tavolo Archeologia

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Riceviamo, e pubblichiamo con convinzione, l’appello contro quella che sarebbe una follia, un autentico suicidio del patrimonio culturale in Italia. Pur essendo un emendamento talmente assurdo da essere di fatto invotabile da chiunque ami il proprio Paese, meglio prevenire, in Italia non si sa mai:

++[AGGIORNAMENTO 4 febbraio 2021: le commissioni Affari Costituzionali e Bilancio hanno giudicato inamissibili gli emendamenti presentati in merito all’archeologia preventiva]++

La FCdA (Federazione delle consulte universitarie di Archeologia) contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

Ci stanno provando ancora una volta. Si sta sferrando un nuovo attacco all’archeologia preventiva, cioè a quelle procedure che consentono di evitare i disastri e la distruzione di siti archeologici pur rendendo possibile la realizzazione delle opere pubbliche e private.

Un emendamento (n. 13.183) presentato da esponenti della Lega al ‘decreto milleproroghe’ all’esame del Parlamento chiede di eliminare fino al 2025 le procedure dell’archeologia preventiva in quelle aree non “soggette a specifica tutela negli strumenti urbanistici”, cioè nella stragrande maggioranza dei territori italiani e proprio nelle aree non tutelate nelle quali le indagini preventive sono più necessarie; per tali aree secondo gli estensori dell’emendamento sarebbe sufficiente una generica “autocertificazione a firma di un progettista abilitato”, cioè non di un archeologo professionista ma di un qualsiasi progettista, ingegnere o architetto, che, privo di competenza specifica e senza alcun elemento conoscitivo preventivo, dovrebbe autocertificare l’assenza di un rischio archeologico. Tutto questo in nome di una malintesa idea di semplificazione e dello snellimento delle procedure. Si ignora, infatti, che l’obiettivo prioritario dell’archeologia preventiva consiste proprio nel superare quel conflitto tra conoscenza-tutela e modernizzazione del Paese.

L’archeologia preventiva andrebbe semmai potenziata in Italia, estendendola anche agli interventi privati, con specifici finanziamenti nell’ambito del Recovery Plan, realizzando progetti di indagine sistematica, costruendo sistemi informativi territoriali, digitalizzando i dati di archivio e le informazioni pregresse, immettendo al più presto nuove energie giovani nel MiBACT, migliorando ulteriormente anche la formazione universitaria degli archeologi in questo settore professionale, coordinando e integrando le attività del MiBACT, delle Università, dei centri di ricerca, dei professionisti e delle imprese archeologiche.

In altri paesi europei, come la Francia, l’archeologia preventiva è pratica ormai consolidata da decenni, con norme rigorose ed efficienti strutture operative, che, accrescendo enormemente la conoscenza del patrimonio archeologico e offrendo significative occasioni di lavoro a molti archeologi, non rallentano affatto la progettazione e la realizzazione delle grandi infrastrutture o delle costruzioni pubbliche e private.

Un altro emendamento degli stessi parlamentari (13.182) è ancor più pericoloso perché chiede che fino a tutto il 2022 il silenzio-assenso sia esteso agli “interventi realizzati da soggetti privati su beni culturali relativamente ad opere di consolidamento, messa in sicurezza e adeguamento normativo”: insomma in assenza di una risposta in tempi brevi da parte degli uffici di tutela, sempre più gravati di lavoro e privi di personale, si potrebbero modificare, anche pesantemente, i beni culturali. Si fa presente che la “messa in sicurezza” in certi casi potrebbe in teoria prevedere anche la demolizione di un bene! Il silenzio-assenso è uno strumento rozzo e pericoloso: se si vuole che i tempi di risposta siano giustamente rapidi si potenzino gli uffici e si doti il Paese di strumenti efficaci.

La Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia, che rappresenta la quasi totalità dei docenti di archeologia italiani, esprime sconcerto, grande preoccupazione e forte opposizione a questo nuovo attacco all’archeologia preventiva e a questa estensione del silenzio-assenso negli interventi sui beni culturali e invita il ministro Franceschini, il MiBACT e tutte le forze politiche parlamentari più sensibili alla salvaguardia del patrimonio culturale a respingere l’emendamento in questione e a garantire il massimo sostegno alle azioni di ricerca, di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, vera grande risorsa del nostro Paese.

 

E a questo appello aggiungiamo anche:

 

Comunicato Congiunto delle Associazioni del Tavolo Archeologia

Le sottoscritte Associazioni aderenti al Tavolo di coordinamento delle sigle del settore Archeologia – rappresentative della PA, delle professioni, delle imprese -, esprimono profondo allarme riguardo
alla proposta di emendamento n. 13.183 della I Commissione Permanente (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni), contenuto all’interno del documento che raccoglie gli emendamenti proposti per il cosiddetto “Decreto Milleproroghe “(D.l. 31 dicembre 2020, n. 183 ), che riguarda una modifica al comma 1 dell’art. 25 del D.Lgs. 50 del 18 aprile 2016 (Verifica
preventiva dell’interesse archeologico) a firma degli On. Silvana Andreina COMAROLI, Massimo GARAVAGLIA, Giuseppe Ercole BELLACHIOMA, Claudio BORGHI, Vanessa CATTOI, Emanuele CESTARI, Rebecca FRASSINI, Vannia GAVA, Paolo PATERNOSTER, tutti del
Gruppo parlamentare LEGA – SALVINI PREMIER.
L’emendamento in oggetto chiede che “per l’attuazione dei contratti disciplinati dal decreto Legislativo 18 aprile 2016 n. 50, i cui lavori non siano stati avviati alla data di entrata in vigore della presente disposizione e fino alla data del 31 dicembre 2025, la verifica preventiva
dell’interesse archeologico, di cui all’articolo 25 comma 1 del, decreto Legislativo 18 aprile 2016 n. 50, è necessaria solo per le aree soggette a specifica tutela negli interventi urbanistici. Per i casi non ricompresi nel precedente periodo è sufficiente l’autocertificazione a firma di un progettista abilitato”.
L’articolo 25 del DL 50/2016, deriva dall’Articolo 28 del DL 42/2004 che al comma 4 recita: “In caso di realizzazione di lavori pubblici ricadenti in aree di interesse archeologico, anche quando per esse non siano intervenute la verifica di cui all’articolo 12, comma 2, o la dichiarazione di cui all’articolo 13, il soprintendente può richiedere l’esecuzione di saggi archeologici preventivi sulle aree medesime a spese del committente”.
Tutto ciò discende dal principio indicato dall’articolo 9 della Costituzione Italiana, che indica come interesse prioritario della Nazione la tutela del patrimonio archeologico, e dalla Convenzione
Internazionale per la Protezione del Patrimonio Archeologico firmata a La Valletta nel 1992 e ratificata dall’Italia nel 2015.
L’introduzione di questo emendamento segue la scia di una serie di posizioni errate che considerano l’archeologia preventiva un ostacolo ad una celere esecuzione dei lavori pubblici.
Chi afferma ciò, però, dimostra di non aver affatto capito la ratio di questo provvedimento che ha invece lo scopo, di intervenire prima che i lavori abbiano inizio, in fase di progettazione di fattibilità, dando quindi la possibilità di modificare eventualmente i progetti senza un ulteriore aggravio di costi per la committenza conseguenti alla necessità di rivedere i progetti in corso d’opera.
Il paradosso è che questo emendamento, lungi dall’accelerare i lavori pubblici, finirebbe col far ripiombare la disciplina di tutela nel vecchio “fermo cantieri”, quello sì esiziale per la speditezza dei lavori e con relativo aumento dei costi di realizzazione delle opere.
C’è certamente la necessità e l’urgenza di sviluppare e diffondere la cultura dell’archeologia preventiva, che nasce con la finalità di difendere il patrimonio archeologico, ma rendendo compatibile la tutela con i tempi e le esigenze dello sviluppo moderno: non a caso, il termine anglosassone che definisce l’archeologia preventiva e di emergenza è development-led archaeology,
ovvero “archeologia guidata dallo sviluppo”. Noi difendiamo questa visione e vorremmo, semmai, emendamenti migliorativi della legge.
Per chiudere vorremmo fare una considerazione: questi emendamenti sono proposti con lo scopo di aiutare la ripresa economica del Paese, senza lasciare indietro nessuno. Ebbene gli interventi di archeologia preventiva rientrano pienamente nelle attività economiche del Paese, messe a durissima prova prima dalla crisi economica, iniziata nel 2008 ed oggi da quella innescata dall’emergenza
Covid-19, negare o ridimensionare queste pratiche avrebbe nefaste conseguenze: non solo per la tutela e per la fattibilità delle opere stesse, ma, come diretta conseguenza, non farebbe altro che aggravare la situazione economica della fitta rete di imprese specializzate e delle migliaia di professionisti -, che in esso archeologi, architetti, ingegneri, restauratori e operai che lavorano ogni
giorno in questo settore.
,Appare evidente dal contenuto dell’emendamento che la proposta avanzata non tiene conto né della funzione dell’archeologia preventiva né delle ricadute negative di una sua sospensione non solo sulla tutela del patrimonio culturale, ma sulle stesse stazioni appaltanti e ditte esecutrici che
vedrebbero lievitare in maniera incalcolabile costi e tempi di realizzazione delle opere. Si ricordi
infatti che la normativa sull’archeologia preventiva fu a suo tempo varata proprio per cercare rimedio a questi aspetti problematici. Per questo motivo le suddette sigle si appellano ai Ministri De Micheli e Franceschini e alle Commissioni Parlamentari competenti, affinché chiariscano nelle sedi opportune gli enormi rischi di questo emendamento non solo nei confronti del patrimonio culturale, ma anche nella realizzazione dei lavori che solo apparentemente vedrebbero una velocizzazione e una riduzione di costi, con un ritorno ad una condizione già tristemente nota di blocco dei lavori
in sede esecutiva con conseguenze pesantissime in termini economici e di tempistica di esecuzione e consegna.
Per tutto quanto sopra esposto, si chiede il respingimento dell’emendamento di cui in oggetto, attraverso il quale non è possibile attuare le garanzie previste dalla Costituzione e dalla Legge a
tutela del patrimonio archeologico nazionale.

Le Associazioni
ANA – Associazione Nazionale Archeologi
API – Archeologi Pubblico Impiego
ARCHEOIMPRESE – Associazione delle imprese archeologiche
ASSOTECNICI – Associazione Nazionale dei Tecnici per il Patrimonio Culturale
CIA – Confederazione Italiana Archeologi
CNA – Confederazione Nazionale Artigianato e p.m.i. Restauro e Archeologia
FAP – Federazione Archeologi Professionisti
LEGACOOP Produzione & Servizi
Mi Riconosci?

LINK AD ALTRI INTERVENTI RICEVUTI SU RECOVERY PLAN E ARCHEOLOGIA:

ARCHEOLOGIA E COMUNITÀ LOCALI

ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI SU RECOVERY PLAN E ARCHEOLOGIA

QUALE FUTURO PER IL PATRIMONIO CULTURALE?

 

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1 commento

  1. IL PAESE DEL SOLE, DEL MARE, DEI MORTACCI VOSTRI, NESSUNO ARMEGGI CON L’ARCHEOLOGIA PREVENTIVA, VI SONO CENTINAIA DI CASI IN CUI GRAZIE ALL’ARCHEOLOGIA PREVENTIVA SI E’ POTUTO FERMARE UNA DISTRUZIONE DEL NOSTRO PATRIMONIO ARCHEOLOGICO. UNO PER TUTTE, IL RADDOPPIO DELLA FERROVIA PALERMO CATANIA, IL PERCORSO PASSA SOTTO LA COLLINA DI IMERA, E IN VIRTU DI QUESTO PRINCIPIO SI è SCOPERTA LA NECROPOLI DELLA BATTAGLIA DI IMERA NEL 409 A.C. UNA SCOPERTA CLAMOROSA, GESTITA MALE, MA CHE HA DATO LA CRONACA DI UNA IMPORTANTISSIMA BATTAGLIA.

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