venerdì 3 Dicembre 2021

Museo archeologico di Adria, alle radici dell’Europa – VIDEOREPORTAGE

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La tela fitta di rotte del Mediterraneo verso il cuore dell’Europa ha avuto come centro, per secoli, la città di Adria, assieme a Spina e ad Altino: il Museo archeologico nazionale di Adria è il testimone di questa lunga stagione, una città emporio dei Greci, degli Etruschi, degli antichi Veneti. Dove troviamo però anche uomini e donne celti e, come sempre, quando un porto-emporio significa vita, idee, culture, merci, affari, contatti e prestigio, genti da ovunque. Ora Adria è molto più lontana dalla costa da quando viveva i suoi tempi d’oro e le merci transitavano lungo il Po fino all’interno della pianura Padana, poi lungo i percorsi alpini, nel cuore del continente. QUI IL NOSTRO VIDEO-RACCONTO

I sedimenti del grande fiume hanno spostato la costa a circa 23 chilometri di distanza, difficile pensare a una cittadina più “tagliata fuori” dai percorsi abituali della moderna Adria. Le vie dell’ambra, che erano un percorso di merci a due direzioni fino al Baltico – altra rete di cui l’antico emporio era un perno – non si fermano da millenni in queste terre di bonifica e di alluvioni successive, che hanno però preservato le testimonianze materiali della sua storia anche a sei, sette metri di profondità.

Adria, Atria per i Romani, fu quindi un emporio dall’inizio del VI secolo a.C., punto nodale del commercio etrusco e greco. Le testimonianze epigrafiche ci suggeriscono un’importante presenza dei mercanti di Egina, l’isola del golfo Saronico, celebre per la sua architettura religiosa e per il suo santuario di Afaia, a poche miglia di mare dalla costa di Atene. La religiosità dei greci al contatto con la terra dei Veneti si manifestò nel culto di Apollo, probabilmente associato a Iride. Ce lo dicono, anche qui, le iscrizioni. Quelle etrusche, invece, ci suggeriscono una varietà di genti delle città oltre Appennino, non solo quindi dalle più vicine realtà nell’attuale Emilia, come Felsina. Emergono, ad esempio, nomi da Orvieto.

Adria, al centro di un sistema di approdi e di rotte commerciali

Adria, archeologicamente parlando, fu un areale complesso, un sitema porti-emporio, dove la città, che non si trovava comunque sulla costa ma sfruttava il delta del Po, aveva al suo servizio i centri di Contarina, da qui il celebre bronzetto etrusco arcaico, l'”Eracle di Contarina”, un eroe-cacciatore che diverge dall’iconografia del mito a noi noto, e San Basilio di Ariano nel Polesine. in questi approdi sbarcavano ceramiche attiche meravigliose, come la grande lekythos del VI secolo, che narra a figure nere dell’apoteosi di Eracle. O il frammento di cratere di così squisita fattura da far riconoscere agli esperti la mano di Polygnotos, uno dei più celebri artisti del V secolo, un pittore che narra con coinvolgimento il punto di svolta del mito di Edipo.

UNO DEI REPERTI PIÙ IMPORTANTI DEL MUSEO, L’ERACLE DI CONTARINA, RACCONTATO DALLA DIRETTRICE ALBERTA FACCHI

Il museo di Adria,  nato su antiche collezioni raccolte già nell’Ottocento, poi sistemate nel bell’edificio del 1961, può ora vantare un bell’allestimento del XXI secolo, che valorizza una parte importante dei suoi splendidi pezzi, basti pensare che i frammenti di ceramica attica sono decine di migliaia, molte centinaia le tombe etrusche con corredi completi, gioielli, oggetti per i banchetti rituali, indizi di provenienza etnica diversa. Importanti anche le testimonianze materiali della città dopo la romanizzazione, con i suoi numerosi ritrovamenti archeologici disposti per aree tematiche. I depositi sono un patrimonio immenso per gli studiosi, e archeologicamente Adria avrà sicuramente ancora molto da raccontare, con il progredire delle tecniche di indagine.

la grande parete dei vetri romani al museo archeologico nazionale di Adria

Fragile e tenace nel tempo, ecco quel che resta di Adria, non semplice da cogliere se non si da “una deviazione” di visita rispetto agli itinerari più scontati. Come il vetro, che abbiamo lasciato per ultimo, meravigliosa prova di abilità tecnica, artistica e produttiva, in questo caso vicino all’impresa industriale, coincidente con i primi secoli imperiali, ma soprattutto a cavallo tra il I secolo a.C. e il I d.C. I vetri di Adria, esposti in modo scientifico ma anche emozionale, sono richiesti da tutto il mondo, quando questi oggetti vanno in mostra: a cominciare dalle stupefacenti coppe blu firmate dal maestro vetrario siro-palestinese Ennione (I secolo d.C.), provenienti da Cavarzere.

Ci piace mantenere l’etimologia di Adriatico proprio da Adria, sapendo che è tutt’altro che accertata. Il legame Adria-Adriatico è nei fatti, e nei millenni.

LE ISCRIZIONI DI ADRIA RACCONTANO DI GRECI, ETRUSCHI, VENETI, CELTI…

 

Link alla pagina FaceBook del Museo archeologico nazionale di Adria.

REFERENCES

Qui è possibile scaricare la guida tematica del museo archeologico nazionale di Adria  gratuitamente. Ci sono varie lingue

 

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