domenica 27 Novembre 2022

Pompei, incroci e fontane: l’archeologia del quotidiano in due ricerche di scuola anglosassone

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La fila alla fontana, il vociare di uomini e donne a un crocicchio affollato. Non è difficile imaginarsi scene del genere nella vita quotidiana di Pompei, ma qui abbandoniamo subito il campo del sempre presente storytelling, e cerchiamo di capire come da questi due elementi di una città romana, le fontane e gli incroci, si possano ricavare elementi utili a una fotografia di Pompei che ricostruisca in modo scientifico una cornice urbana di rapporti sociali, impegno, energie, rapporti gerarchici tra insulae e abitazioni pompeiane. Oltre 2.000 porte d’ingresso di casa sono calcolate a Pompei,  e almeno 41 fontane pubbliche. Per non dire degli incroci stradali. Due ricerche, presentate al (virtuale, ahimè) convegno dell’AIA (Archaeological Institute of America) da Matthew Selheimer (Università di Leicester, Regno Unito) e da Matthew Notarian, (Hiram College, Ohio), semprano essere nate complementari.

Matthew Notarian ha condotto una lunga ricerca –  il relativo articolo scientifico è previsto per il 2021– in cui la rete dei nodi di approvvigionamento idrico, quindi le fontane pompeiane, viene messa in relazione con le necessità quotidiane di abitazioni e altri servizi. Sui 2011 ingressi di casa calcolati (per le aree parzialmente scavate si tratta di stime), lo studio ha valutato quale fosse il percorso più conveniente tra ciascun ingresso e la più vicina fontana, valutando analiticamente anche la topografia stessa di Pompei, non certo, com’è noto, regolare a cominciare dal punto di vista altimetrico. Non ci sorprende, anche per paralleli etnografici con l’Italia fino al XX secolo, che Notarian abbia valutato dominante la forza lavoro femminile nell’approvigionamento idrico di Pompei, ipotizzando anche le tipologie di contenitori utilizzati per trasportare il liquido, la loro portata e così via.

La mappa delle quote di Pompei, da Matthew Notarian: La Porta Vesuvio è il punto più elevato della città, a circa 50 m. s.l.m. La porta di stabia, a sud, è molto più bassa, poco oltre i 10 metri.

Lo studio delle fontane, che si è concentrato su una lunga serie di parametri, di dati geolocalizzati, di calcoli originali, è tutt’altro che scontato. Se facciamo mente locale, ci vengono immediatamente in mente diverse tipologie di fontane pompeiane, da quelle più semplici, a quelle più grandi: “Sono fatte di materiali differenti, e di differenti misure, differenti tipi di arte muraria, ed anche di tipologie differenti, a comunciare dai bacini, dai pilastri e così via – racconta il professor Notarian – È un problema tuttora dibattuto se queste differenze riflettano fasi cronologicamente distinte dell’approvvigionamento idrico di Pompei, o se invece  si tratti di differenti fornitori di materiali da costruzione, di diversi benefattori (pubblici o privati) etc. Nel mio studio ipotizzo che le varie misure delle fontane riflettano un piano preciso per installare i bacini di maggiori dimensioni in zone della città con una maggiore concentrazione di abitazioni private, benché – tuttavia – alcune fontane fossero comunque o sovra o sotto-utilizzate”

La mappa realizzata per lo studio da Matthew Notarian (qui sotto), in cui i punti piccoli rappresentano gli ingressi delle case e quelli azzurri i “nodi” nel network delle fontane pubbliche, è un punto di partenza impressionante per questo studio molto raffinato, che permette di disegnare un quadro di movimenti quotidiani dei pompeiani alla ricerca della più fondamentale delle risorse, non solo in ambiente urbano.

Fountains/Door Street network in Pompeii. Map by Matthew Notarian

Qui un link alla scheda sugli acquedotti storici attorno a Napoli

La presentazione di Matthew Selheimer si sovrappone in parte, topograficamente, proprio ai luoghi dove la maggior parte delle fontane sorgevano, gli incroci, concentrandosi però su tutt’altro. L’ analisi degli incroci ha scelto due punti molto rappresentativi nella vita quotidiana di Pompei: via delle Terme/via della Fortuna con Via del Foro/via del Mercurio, da un lato, e quello tra via Stabiana e via dell’Abbondanza. Sono entrambi attigui a due complessi termali, il primo nei pressi del Foro e l’altro nella parte più centrale della città, con tanto di fontana con torre piezometrica nel secondo caso. Selheimer ha analizzato questi incroci più che dal punto di visto planimetrico, da quello della visione dalla strada (streetview), studiando in dettaglio come questo punto di vista interagisse nelle interazioni urbane e nel trasformare gli incroci in luoghi privilegiati per dispiegare e mostrare prestigio sociale. Monumenti, dediche, targhe commemorative popolano infatti il paesaggio urbano dei crocicchi pompeiani più importanti, trasformandoli in alcuni casi in una sorta di incrocio-piazza, come appare nella foto qui sotto

pompei incrocio via dell'Abbondanza
Pompei, l’incrocio-piazza, da Matthew Selheimer

Queste ricerche toccano poi molti aspetti sia della distribuzione dell’acqua pubblica in Pompei, che della “fruizione” degli incroci, i particolari dei dispositivi urbanistici e le caratteristiche del selciato, le variazioni di livello, i segni d’uso. Insomma, il “tesoro”  sta nel quotidiano, la “scoperta” sta nel lungo studio. Ma questo nessuno lo mette in dubbio.

(articolo in collaborazione con Ted O’Neill)

RIFERIMENTI / REFERENCES

Papers delivered at the 2021 Annual Meeting of the Archaeological Institute of America Session Block 3E: Space and Place in Rome and Pompeii January 9th, 2021; 9:20AM US Central Tim

Matthew D. Selheimer (2021), University of Leicester Prestige & Patronage: Transformed Crossroads in Imperial Pompeii

Matthew F. Notarian (2021), Hiram College A Spatial Network Analysis of Movement and Water Collection from Public Fountains in Pompeii

 

 

 

 

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