domenica 4 Dicembre 2022

Il documentario Gédéon su Pompei stravince. E Osanna fa rischiare il posto ai conduttori tv

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Prima ancora che escano dati auditel e recensioni delle “firme”, non ci sono dubbi che il documentario, o meglio il docu-film su Pompei trasmesso dalla Rai, abbia infranto il muro del suono dei programmi culturali di super-divulgazione. Insomma, è un’operazione riuscita. Solo la parola “Pompei” ha fatto sì che la Rai ci investisse una prima serata, cosa rarissima – come ben sappiamo – per la cultura.

Si tratta in realtà non di un “prodotto-Rai”, che ci entra solo in co-produzione (Rai Documentari), ma di un lavoro della Gedeon Programmes, francese, per la regia di  Pierre Stine, e che ha visto la coproduzione anche del Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con France Télévisions, RTBF Télévision belge, Unità Documentari EBU Coproduction Fund, e un’altra sfilza di tv importanti. Un prodotto internazionale –  ritenuto il miglior progetto multi format del World Congress of Science and Factual Producers 2020. Aggiungiamo che la formula vincente, al di là della qualità delle immagini, la pulizia del montaggio e la chiarezza dell’esposizione e delle grafiche, è quella di aver fatto parlare gli archeologi e gli altri scienziati coinvolti nel progetto, e non aver intermediato con un divulgatore. Insomma, non c’era un Alberto Angela, ma protagonista e voce narrante era Massimo Osanna, ossia il direttore del Parco Archeologico di Pompei e ora Direttore Generale dei Musei del MIBACT. Che ora fa rischiare il posto a molti “divulgatori” (no, non ad Angela, tranquilli/e). Funzionavano i 3D, funzionavano le musiche, i tempi (per un prodotto oltretutto da 90 minuti), i testi nè troppo alti nè troppo mirati verso il basso. Unica nota, lo storytelling con le pur ben realizzate ricostruzioni da film in costume, di cui il prodotto poteva tranquillamente fare a meno, ma che ora si mettono un po’ dovunque.

Adesso però, qui vi voglio: questa era Pompei, ripetiamo, Pompei. Che in campo archeologico è come far giocare Pelè e Maradona assieme. Poi restano altri “top player” dell’archeologia mondiale, che tutti vorrebbero allenare. Infine c’è il resto. Raccontare l’archeologia oltre l’icona-Pompei o l’icona-Colosseo è un’altra sfida che dubitiamo – purtroppo – di trovare ancora facilmente in prima serata con questi livelli divulgativi. Anche perchè se Osanna ci riprova lo avvelenano.

EDIT: da commenti social si chiedeva quale fosse il budget (alto) di un documentario del genere. Qui un link utile

 

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