mercoledì 7 Dicembre 2022

Il Tunnel dell’Archeologia, la cattiveria della competenza – Socialarcheologia – Puntata 2

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Se vi accettano, e non vi sbattono fuori per indegnità, il gruppo Uscire dal tunnel dell’archeologia (non) si può !!! , i tre punti esclamativi sono loro, è il luogo privilegiato per misurare la temperatura del variegato mondo (o meglio, del profondo tunnel) che ruota attorno all’archeologia in Italia. Innanzitutto un disclaimer: è un gruppo privato con 8651 membri (dicembre 2020) a cui sono iscritto, quindi senza autorizzazioni non mostro screenshot nè entro nei particolari delle singole discussioni, nè delle singole polemiche che a volte s’innescano, perchè nei gruppi privati social ci si aspetta esattamente questo, il massimo possibile della disintermediazione

EDIT: Non ho mai fatto il cronista “insider” in 32 anni di carriera e non inizio certo con loro. Le competenti amministratrici, peraltro creatrici di un’agorà più che meritoria, non sono riuscito a intercettarle per intervistarle (ho mandato messaggi ma essendo un tunnel c’è buio e non sempre si vedono! ).

Detto questo, cos’è il gruppo FB del Tunnel?

Lo SPEAKERS’ CORNER DELL’ARCHEOLOGIA IN ITALIA

L’oggetto è pericoloso da maneggiare. Su cento post, il 70% è satira, che fa (bene) il suo lavoro. La satira è roba serissima, quindi è un punto di osservazione ottimale. Poi ci sono post di servizio, conferenze, link a paper scientifici, richieste di aiuti e chiarimenti di tipo professionale. Infine una parte è composta da sfoghi “tecnici”, professionali, circostanziati. Gli iscritti provengono dal mondo dei funzionari archeologici, dagli archeologi professionisti in lotta con geometri e manovali di cantiere, da studiosi e studenti, assegnisti di ricerca, docenti, cultori della materia… Gente che con l’archeologia ci vive o ci vorrebbe vivere, insomma. E che ha alcuni nemici giurati: tra i vari c’è l’incompetenza generica, l’amatore in genere (e qui traspare la classica insofferenza per il dilettantismo propria di molti ambienti chiusi in qualsiasi settore professionale), la disparità del trattamento di genere, in parte la burocrazia statale o accademica (ma senza spingere troppo l’acceleratore in questa direzione, molti membri sono giocoforza in posizione gerarchico-burocratica loro stessi), la cialtroneria del giornalismo quando tratta temi archeologici e, soprattutto, chiunque pronunci la frase “avrei voluto fare anch’io l’archeologo fin da bambino” senza poi averlo fatto. Delle “piccole Pompei”, degli Shardana e dei vari “misteri“, termini che provocano reazioni dall’allergia allo shock anafilattico al gruppo parleremo in un approfondimento futuro.

Appare evidente – e non può essere altrimenti – la grande insofferenza dell’ambiente contro la scarsa considerazione in cui viene tenuta la disciplina in uno dei paesi cardine dell’archeologia mondiale. Una miopia culturale tutta italiana che non ci può che vedere solidali e parimenti rabbiosi e sofferenti. D’altro canto va rilevato che il gruppo, in genere, ha un taglio che in parte è “conservatore”, e in parte ” di resistenza”, e a volte i confini sono sfumati: proposte, progetti (l’idea di Manacorda dell’arena da ripristinare al Colosseo, ad esempio), innovazioni, tendenze (la Public Archaeology) vengono visti con grande sospetto, spesso rifiutati con giustizia sommaria con il plotone d’esecuzione pronto a far fuoco. Anche se in ogni discussione non mancano mai spunti critici e sfumature, come in un vero Speakers’ Corner, l’unico dell’archeologia italiana. E questo è – ovviamente – un grande pregio.

Il “Tunnel” di fatto è una miniera, dalla vena viva e abbondante. Idee, confronti serrati, molto (ma molto) divertimento e grandissima arguzia. Credo di non aver tradito la “privacy – per la verità molto allargata – di questa “Pagina ironica di amanti fedeli, delusi, incazzati, capricciosi, ingannati, traditi, traditori, devastati e lamentosi di archeologia et similia“. E che il “Tunnel” – per me una droga – in conclusione, sia molto più di una “cartina di tornasole”, ma potrebbe trasformarsi in una piattaforma ancora più articolata di discussione e proposta, compatibilmente con la forza fisica a disposizione delle amministratrici.

La precedente puntata, su Let’s Dig Again, di Archeologia dei Media – Socialarcheologia, la trovate a QUESTO LINK

EDIT del 28 dicembre 2020

in questa data esce un post sul “Tunnel” che riportiamo come utile integrazione, a firma di una delle amministratrici Ingenua Atlantidea

Che cos’è il #TunneldellArcheologia_1 – Diverse persone dell’ambiente, nel corso del tempo, mi hanno chiesto “interviste” per farmi parlare del Tunnel. Per farmelo definire. Cosa devo dire non semplicissima. Partiamo innanzitutto dalla metafora iniziale, che indica senza mezzi termini una dipendenza. L’archeologia è una dipendenza e chi la pratica non riesce a smettere, nonostante le evidenti storture del sistema. O dei sistemi (dei “sistemi storti” nel nostro campo parleremo poi). Eppure noi – un “noi” in senso molto lato – la pratichiamo lo stesso. Il piano comunicativo su cui ci si muove è quindi quello, da sempre contraddittorio, del masochismo, dell’autoflagellazione, dell’eterno maledire ma, inevitabilmente, dell’eterno ricadere con stanco amore nell’archeologia. L’archeologia, in poche parole, vince sempre, e proprio quando dici di odiarla, è lì che la ami di più. Come quando INFAMI il fidanzato con le amiche, ma poi ecco che ti richiama E CIAO. È per questo che il Tunnel è di certo largamente autentico – o meglio, ha un approccio vero, non fasullo né edulcorato con la realtà lavorativa che narra – ma non va mai preso alla lettera. ll Tunnel non è letterale – lo ripeto per gli archeotalebani che si sentono costantemente sviliti nel loro sacerdozio archeologico – ma è una dimensione “altra”, carnevalesca, assurda (ma neanche troppo), in cui il contatto con la professione, con la materia, può essere sì ambiguo e combattuto, ma proprio per questo totalizzante, all inclusive. In una sola parola, OLISTICO. E in cui, soprattutto, puoi incontrare altri afflitti codipendenti come te per non uscirne mai più.

Continua

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