mercoledì 28 Settembre 2022

Scavare nel passato, le “colpe” di Augenti per un’introduzione all’archeologia troppo ben scritta

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Abbiamo un nuovo colpevole, e senza attenuanti generiche. Il professor Andrea Augenti, che insegna archeologia medievale all’università di Bologna, è colpevole di avere scritto uno di quei libri che portano molti studenti a iscriversi ad archeologia, e a decidere che il loro futuro sarà in questo campo. Così gli anti-umanisti possono tuonare contro le “lauree inutili” e via discorrendo. Il rischio è altissimo, perchè questa introduzione all’archeologia, purtroppo, è ben scritta, visto che Augenti è pure un bravo divulgatore (Dalla terra alla storia, Radio Rai). E, d’altronde, il titolo avrebbe già dovuto muovere i primi sospetti: “Scavare nel passato – Le grandi avventure dell’archeologia” (Carocci). A riprova che l’Augenti aveva premeditato il tutto – signori della corte – c’è l’introduzione: “Poi, un giorno, mio padre torna a casa e mi mostra un libro: Civiltà sepolte, di C.W. Ceram. Comincio a leggerlo e non mi stacco più. Quel giorno inizia un innamoramento senza fine per un passato fatto di piramidi, tombe, templi e tesori“. Quindi non ci sono dubbi, a riprova del suo piano l’imputato scrive chiaramente che s’ispira a un libro – quel libro – che per generazioni ha insufflato il morbo archeologico negli adolescenti, e ha portato un pubblico di non esperti (orrore!) a considerare l’archeologia stessa una scienza degna di interesse, addirittura, ahinoi, “appassionante”. Ma l’Augenti, di cui ho tra le mano una copia impressa del volume, ha fatto di più, e peggio. Laddove Ceram, o meglio chi c’era dietro a questo pseudonimo, era un bravissimo giornalista-divulgatore che se ci fosse stata la tv sarebbe stato un Piero Angela,  Augenti ha invece una solida base scientifica, che rende il suo libro ancora più insidioso.

I primi capitoli ci raccontano la stratigrafia, i rivoli della classificazione dei reperti, l’importanza della ricognizione sul campo. Lo fa presto e bene, così il lettore è subito attrezzato per il lungo viaggio, aggiornatissimo nella parte teorica e “spettacolare”, partendo da Lucy, autentica superstar della paleoantropologia, e passando per quello che è uno degli scavi più importanti degli ultimi 70 anni, la turca Çatalöyük, lente attaverso cui osservare le origini stesse di un’idea, quella dello spazio urbano, della città. Uno dei “misteri”, dei “tesori” dell’archeologia è sondare l’animo umano, quando si affida per le prime volte alle entità superiori, e quando per queste entità costruisce le “case”, i templi. E l’archetipo del tempio è Göbekli Tepe, al momento forse il primo al mondo costruito come tale (siamo in Turchia, ancora). Certo, Augenti non si sottrae ai passaggi obbligati: Stonehenge, Troia, Tutankhmon. Ma lo fa con sottile perfidia, sfatando con chiarezza i miti, legando tutto alla ricerca scientifica, dividendo ipotesi da prove materiali. Insomma, rende ancora più solida, “difendibile”, la passione per l’archeologia, sottraendola per sempre all’accozzaglia dei fanta-archeologi in servizio permanente. E in questo sta la sottile e subdola premeditazione del libro, l’essere solido, oltre che ben scritto, tanto da piacere anche a chi l’archeologia magari la studia e l’ha già studiata. L’efficacia pervasiva – signori della corte – di un lavoro di sintesi.

Certo, ci sono gli scavi Pompei, c’è Machu Pichu, c’è Angkor. Ma ci  sono, e qui è proprio grave, gli scavi tutt’altro che “scontati” alla Crypta Balbi, che gettano luce sul passaggio tra antichità e medioevo, ci sono gli scavi di archeologia medievale, tanto per ricordare che la materia arriva anche alle soglie del contemporaneo e non si ferma a Romolo Augustolo. E, a proposito di monarchi, c’è pure il ritrovamento del corpo shakesperiano di Riccardo III, in un parcheggio. Che, non solo spiega le frontiere della bioarcheologia, ma per chi ha studiato a Leicester, come chi scrive, porta anche una lacrimuccia. Colpevole! Ora che pena per il professor Augenti? Portare avanti la battaglia di un’archeologia ben finanziata e rispettata e in primo piano nel panorama politico-culurale del nostro paese. Pena dantesca, roba che Sisifo è un dilettante.

 

Augenti, A. (2020). Scavare nel Passato. Roma: Carocci Editore

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